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Cosa è il Disturbo Borderline? |
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Il disturbo borderline di personalità è una entità diagnostica molto controversa. Talvolta non viene neanche riconosciuto come un disturbo specifico, ma come una classificazione in cui inserire tutti quei casi non meglio diagnosticabili in altro modo. In realtà il disturbo borderline presenta delle caratteristiche specifiche piuttosto ben riconoscibili.
Secondo Gunderson (1991) almeno ¼ dei pazienti per cui viene proposta tale diagnosi sono donne: questo dato può essere dovuto in larga parte a motivi culturali derivanti da stereotipi sessuali, poiché i pazienti maschi che presentano caratteristiche borderline vengono spesso diagnosticati come affetti da disturbo narcisistico o antisociale di personalità.
E' fondamentalmente un disturbo della relazione, che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo. Si tratta di persone che trascorrono delle vite in uno stato di estrema confusione ed i cui rapporti sono destinati a fallire o risultano emotivamente distruttivi per gli altri. Le persone affette da questo disturbo trascinano altri, parenti e partner in un vortice di emotività, dal quale spesso è difficile uscire, se non con l'aiuto di un esperto. Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni devastanti e le manifestano in modo eclatante, drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita o i loro sentimenti, proiettano le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora.
L'aspetto più evidente e preoccupante del disturbo borderline è che presenta sintomi potenzialmente dannosi per il soggetto (abbuffate, uso e abuso di sostanze, guida spericolata, sessualità promiscua, condotte antisociali, tentativi di suicidio, ecc.) e si associa a scoppi improvvisi di rabbia intensi.

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Modelli comprensivi del disturbo borderline di personalità (DBP)
Fino a qualche anno fa le principali ipotesi eziopatogenetiche del DBP prendevano in considerazione fattori potenzialmente traumatogeni eclatanti, come violenza fisica e sessuale subita nell’infanzia, grave trascuratezza emotiva, gravi abusi verbali, ecc. Sappiamo che un’associazione così lineare tra causa ed effetto, nei disturbi di personalità, è comunque poco realistica.
Oggi siamo propensi ad utilizzare un modello multi-fattoriale di tipo bio-psico-sociale nello studio dei fattori eziologici e patogenetici dei disturbi mentali. Non possiamo infatti trascurare l’importanze dei fattori sociali e delle repentine modificazione del nostro contesto di vita.
Il fattore trauma e le esperienze passate del soggetto hanno il ruolo di fornire all’organismo una tendenza, un’aspettativa circa il futuro quindi una percezione emotiva e cognitiva ed una reazione ad essa sotto forma di modi di pensare, agire, comportarsi, ecc. che tendono a confermare le aspettative e produrre l’effetto coerenza, inteso come il prodotto della ricerca di conferma da parte del soggetto delle proprie rappresentazioni e percezioni (anche in senso disfunzionale).
Sul problema del nucleo del DBP sono stati proposti diversi modelli teorici, tanto nell’ambito psicoanalitico, quanto nell’ambito cognitivo-comportamentale. Sarebbe opportuno integrare i diversi modelli per ottenere una visione multi comprensiva del disturbo.
La principale teoria psicoanalitica vede il nucleo del DBP in un conflitto fra pulsioni libidiche ed aggressive, insorto in epoca pre-edipica (nei primi due anni di vita) e affrontato attraverso un meccanismo di difesa primitivo, la scissione (splitting). La scissione impedisce di confrontare fra loro, nella coscienza, le rappresentazioni positive e negative di sé e delle altre persone (Kernberg, 1975).
Nell’ambito del modello cognitivo Beck e collaboratori vedono il nucleo della patologia borderline rappresentato dalla compresenza e concatenazione di tre assunti fondamentali su sé e sul mondo, da cui emergono corrispondenti convinzioni patogene: la convinzione che il mondo è pericoloso e malevolo, la convinzione di essere particolarmente fragile e vulnerabile, e la convinzione di essere intrinsecamente inaccettabile e quindi destinato all’abbandono. Dalla prima convinzione discendono paure e fobie ma anche disposizioni alla collera immotivata e intensa. Dalla seconda, incapacità di impegnarsi in progetti coerenti di vita nonché intense reazioni emotive all’abbandono nelle relazioni interpersonali. Dalla terza convinzione discendono emozioni di vuoto e comportamenti autolesivi (Pretzer, Beck, 1995).

Criteri diagnostici per il disturbo borderline di personalità
Il disturbo di personalità borderline è un disturbo delle aree: affettivo, cognitivo e comportamentale (APA, 2002). Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’autostima e dell’umore e una marcata impulsività, che iniziano nella prima età adulta ma possono comparire già nell’infanzia e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti sintomi:
- la persona mette in atto sforzi disperati per evitare un reale o immaginario abbandono (vanno esclusi da questo criterio i comportamenti autolesivi, le minacce di suicidio o i tentativi di suicidio inclusi nel criterio 5)
- un quadro di relazioni interpersonali instabili ed intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione
- alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili
- impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, come spendere eccessivamente, sesso promiscuo, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate (escludere i gesti, i pensieri, autolesivi e suicidari)
- ricorrenti minacce di suicidio, gesti e comportamenti suicidari oppure comportamento automutilante (autolesionismo).
- instabilità affettiva dovuto ad una marcata reattività dell’umore (es. episodica intensa disforia, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore e, raramente, più di pochi giorni)
- sentimenti cronici di vuoto
- rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici)
- ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress

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